L’emigrazione siciliana e il turismo delle radici sono stati al centro del convegno

 



L’emigrazione siciliana e il turismo delle radici sono stati al centro del convegno “Sull’emigrazione siciliana e il turismo delle radici”, svoltosi al Museo Civico Etnologico “Giovanna Bellomo”, promosso dal Comune di Montemaggiore Belsito, dall’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e dall’associazione Amici Cosimo Noè – ASD APS. Dopo i saluti del sindaco Cosimo Gullo, l’assessore al Turismo Alessandro Galbo ha presentato il progetto “Radici Vive”. Al confronto hanno partecipato Paolo Valentini, Pietro Colletta, Antonio Messina, Marcello Saija, Pina La Giusa e Smeralda Tornese, portando competenze diverse legate alla storia, ai beni culturali, ai musei dell’emigrazione, alla valorizzazione territoriale e al turismo. Erano presenti la vice sindaco Rosa Maria Saletta e la presidente del consiglio Antonella Cavaleri, nonché il prof. Leonardo Runfola. Al centro della discussione il possibile ruolo del Museo “Giovanna Bellomo” come presidio per quanti vogliono riscoprire le proprie origini. Non soltanto quindi un luogo nel quale conservare ed esporre oggetti e testimonianze, ma un punto di riferimento capace di offrire anche servizi culturali e immateriali: ricerche genealogiche, ricostruzione delle vicende familiari, visite ai luoghi della memoria e degli antenati, collegando documenti, persone e territorio. Una prospettiva che guarda anche alle opportunità di sviluppo. Nel mondo si stimano circa 80 milioni di potenziali viaggiatori delle radici, mentre le risorse economiche collegate a questo fenomeno sono nell’ordine dei miliardi di euro. Ma il valore del turismo delle radici non è soltanto economico: memoria, identità, conoscenza e relazioni costituiscono un patrimonio immateriale che può riavvicinare alle comunità d’origine le generazioni nate lontano dalla Sicilia. Durante il convegno è stata affrontata anche un’altra dimensione dell’emigrazione: il costo per i territori che hanno visto partire intere generazioni non riguarda soltanto la perdita demografica, ma anche ciò che quelle persone avrebbero potuto produrre e generare nella propria terra in termini di energie, competenze e iniziative. Il progetto “Radici Vive” prova così a guardare all’emigrazione non soltanto come a una pagina del passato, ma come a una storia ancora capace di creare relazioni, cultura e nuove opportunità per il territorio.

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