Viaggio nella bellezza del sacro: la riscoperta dei luoghi di culto come spazi di partecipazione

Il turismo religioso e culturale vive una nuova fase di consapevolezza, in cui l'architettura delle cattedrali non è più solo da ammirare, ma da vivere come spazio di incontro e comunità.

Il dibattito odierno sollevato dai media nazionali, tra cui Famiglia Cristiana, riaccende i riflettori sul profondo significato della Sacrosanctum Concilium, richiamando il messaggio del Papa sulla necessità di un'autentica "partecipazione attiva" dei fedeli. Questa visione sta ridefinendo il turismo culturale e religioso in Italia: le visite ai grandi complessi abbaziali e alle basiliche si stanno trasformando. Non si tratta più di percorsi puramente estetici o passivi, ma di itinerari volti a far comprendere ai visitatori il legame vitale tra lo spazio architettonico, l'arte sacra e l'azione comunitaria. I luoghi di culto tornano a essere percepiti come spazi vivi di aggregazione e non come semplici musei silenti, offrendo al turista un'esperienza immersiva nella cultura e nella storia della fede.

Milano Fashion & Jewels 2026 a Fiera Milano Rho: Innovazione, sostenibilità e sinergie B2B

L'ecosistema fieristico internazionale guarda a Milano come hub strategico per le tendenze del settore fashion e la digitalizzazione dei processi di matching tra brand e buyer.

Dal 12 al 14 settembre 2026 i padiglioni di Fiera Milano Rho ospitano la nuova edizione di Milano Fashion & Jewels, l'evento di riferimento dedicato al gioiello, al bijou e all'accessorio moda. Con la presenza di oltre 600 brand espositori (di cui il 40% esteri) e buyer provenienti da più di 120 Paesi, la manifestazione mette in mostra le novità di settore con un focus speciale su sostenibilità dei materiali, private label e ricerca di nuovi talenti. La concomitanza con le principali manifestazioni filiera (tra cui TheOneMilano, MICAM e MIPEL) trasforma Fiera Milano in una piattaforma d'affari integrata unica al mondo. Spazi dedicati alle sfilate, aree trend e un'avanzata piattaforma digitale di networking guidano gli operatori verso il futuro dell'accessorio fashion.

(A cura di Albana Ruci)


Essere Frida Kahlo: la costruzione di un'icona

 di Alessandro Beltrami

Una grande mostra alla Tate Modern
di Londra racconta come l’artista abbia costruito la propria maschera e come questa abbia a sua volta generato un nuovo immaginario.
Tra meccanismi multipli di appropriazione
Su Frida Kahlo si devono fare almeno due domande: chi è stata e chi è. La mostra in corso fino al 3 gennaio alla Tate Modern di Londra, “Frida: The Making of an Icon”, risponde a entrambe. Da una parte si preoccupa di restituire in modo filologico la complessità della figura storica e artistica, in particolare inserendola nel contesto di un Messico che, negli anni a ridosso della Seconda guerra mondiale, si ritrova in modo inatteso al crocevia della storia (lo stesso Lev Trockij, tra il 1937 e il 1939, fu ospite nella casa Azul di Frida, a Coyoacán) e tra i grandi laboratori del modernismo. Dall’altra ricostruisce il processo culturale che ne ha fatto una figura pop – lei che aveva preferito ri-radicarsi nella stratificata cultura folk del suo paese.
Per quanto possa apparire sbilanciato sulla seconda, il titolo della mostra copre entrambe le parti, concentrandosi in primis su come Kahlo abbia costruito in modo preciso la propria immagine. Il percorso non presenta solo opere dell’artista ma anche fotografie (tra gli artisti e gli intellettuali, Frida è stata una delle figure di più ritratte del Novecento, al pari forse di Pasolini) e gli abiti tradizionali della sua collezione, con i quali amava presentarsi, particolarmente – con efficace contrasto – in contesto statunitense. Kahlo non indossa abiti che appartengono alle proprio origini, anzi, la sua storia è quella di una meticcia (il padre era un fotografo tedesco, la madre una messicana benestante di origini spagnole e indigene) educata all’interno di un sistema di stampo europeo. Piuttosto, si appropria dei costumi delle popolazioni native su una base politica ed estetica, per ribadire l’appartenenza alla dimensione culturale e nazionale di un Messico indipendente. In questa sorta di processo di decolonizzazione ante litteram, interviene certamente anche una scelta di gusto, ma la questione della proiezione di sé nello spazio pubblico, della coscienza dell’ agency della propria immagine, fondata anche su un principio di seduzione, resta fondamentale. Incontrando perfettamente i desideri della corrente radical della cultura internazionale. In una direzione analoga può essere letta la scelta di adottare come matrice linguistica dei suoi dipinti la naïveté popolare degli ex voto – da cui il falso contatto di un André Breton che, di passaggio in Messico per incontrare Trockij, volle Frida Kahlo surrealista –, il luogo estetico dove il meticciato compiuto tra culture diverse emerge in maniera più potente. Oltre, naturalmente, a essere il registro che le consente insieme aderenza narrativa e approccio fantastico alla propria condizione fisica e biografica, dovuta a una poliomielite contratta da bambina e all’incidente stradale che, a 18 anni, la obbliga a un calvario ortopedico durato tutta la vita.
Che avvenga attraverso le autorappresentazioni pittoriche o per il tramite lo sguardo fotografico altrui, la costruzione della sua “icona” anticipa di vent’anni il lavoro di Andy Warhol: non l’opera in sé, ovviamente, ma il principio che ne sta alla base. Più che intercettare i meccanismi della propaganda politica, Frida è in grado di sintonizzarsi precocemente con quelle che saranno le dinamiche della comunicazione di massa. Nei suoi autoritratti non teme di accentuare alcuni elementi ricorrenti che la caratterizzano, a partire dal sopracciglio unito, e si mostra con una inespressività distante. Spostando la propria immagine verso la maschera – precisamente come nel lavoro di Warhol – Frida è in grado di tipizzarsi e staccarsi da sé.
La seconda parte della mostra è dedicata al processo di iconizzazione contemporaneo. Tutto ha inizio nel 1978, alla Galería de la Raza, nel Mission District di San Francisco, dove cinquantadue artisti chicanos (la popolazione di origine messicana residente negli Stati Uniti), ma non solo, organizza una mostra fondamentale, “Homenaje a Frida Kahlo: El Día de los Muertos”. L’esposizione, presentata come dice il titolo in contemporanea con il Giorno dei morti, rievoca per la prima volta l’artista, anche con veri e propri meccanismi di transfert. Si avvia una appropriazione di secondo grado: come Kahlo si abbigliava alla messicana, ora gli artisti si presentano à la Frida. Alzano altari in suo onore, come a una Madonna laica, riproducono la sua colonna vertebrale spezzata, incorporano nei lavori elementi delle culture indigene. Significativamente, in questa sala è esposto anche l’ultimo lavoro in mostra di Frida, Mi vestido cuelga ahí, che potrebbe essere quasi il bozzetto per un murale. L’artista rivela qui la propria ambivalenza verso gli Stati Uniti: un Paese che ammirava, ma dove si sentiva fuori posto. Per altro in questo dipinto di Frida c’è solo il vestito, steso tra un water e un trofeo: il suo corpo, su cui ha costruito gran parte del proprio lavoro, è assente.
Fino agli anni Settanta il lavoro di Kahlo era poco conosciuto in America. È necessario anche ricordare che quando muore, nel 1954, gli Stati Uniti sono molto diversi da quelli degli anni Trenta, che la stessa Frida aveva conosciuto. Il Paese in cui l’attenzione al socialismo, al movimento operaio, se non al comunismo (si pensi a John Dos Passos o ai paradossali murali di Diego Rivera, controverso compagno di una vita di Frida) era molto forte, negli anni Cinquanta si trova in pieno maccartismo. Non è un caso, allora, che venga riscoperta a San Francisco negli anni Settanta, gli anni politicamente più engagé della seconda metà del Novecento americano, ma ormai sotto il profilo linguistico e culturale completamente trasformati dalla società di massa. È allora che Kahlo, reintrodotta per ragioni politiche, è pronta per essere divorata dal capitalismo postfemminista. Il ciclo si completa: l’artista diventa una eroina pop, in un certo senso il prodotto di un processo di degradazione agiografica in forma secolarizzata.
Frida, ormai chiamata solo per nome come i santi e le dive, dilaga. Si compie il processo di trasformazione in maschera (e conseguente mascheramento), perfetta e agile da indossare perché ormai immediatamente riconoscibile da tutti. I suoi colori sono pronti per essere raccolti dal mondo degli immigrati, dalla pop culture, dal femminismo, dal gender, da Hollywood. Certo, non mancano le riletture interessanti da parte di artiste come Ana Mendieta, Regina José Galindo, Judy Chicago, Kiki Smith, diverse delle quali lavorano sulla violenza e sulla gravidanza, mostrando la capacità di Frida Kahlo di stimolare un lavoro non solo politico ma esteticamente adeguato. Ma, prima congiuntamente con Diego Rivera e poi, seppellito nella memoria l’ex marito, ampiamente in solitaria, Frida diventa emblema da maglietta e da murale. “Fridamania” si intitola l’ultima sala: libri, magazine, film, merchandising, memorabilia, bambole. La Barbie Frida è uscita nel 2018. Aprite la porta: il bookshop ci aspetta.
Avvenire

Coldiretti, turismo del cibo per 25 milioni di italiani, anche per birra e olio


 Ansa

 Sono 25 milioni gli italiani che durante l'estate 2026 vivranno esperienze di turismo del cibo, da quelle più tradizionali come degustazioni e visite in azienda ai corsi di cucina e ai laboratori artigianali, fino alle proposte dedicate al benessere e allo sport all'aria aperta. È quanto emerge da un'indagine Coldiretti/Ixè diffusa in occasione del secondo grande esodo estivo verso i luoghi di vacanza, con il bollino nero sulle autostrade e le ferie di agosto che entrano nel vivo.

Un fenomeno in costante crescita che calamita sempre più l'attenzione di italiani e stranieri. Accanto all'enoturismo si stanno affermando nuove formule come il birraturismo, l'oleoturismo e i percorsi dedicati ai formaggi, con esperienze che permettono ai visitatori di entrare in contatto diretto con i produttori e partecipare alle diverse fasi della produzione.

Il turismo del vino resta comunque il più gettonato. Al primo posto tra le esperienze enoturistiche si colloca la visita a una cantina a conduzione familiare, seguita dall'acquisto di vini direttamente dal produttore, a conferma di una domanda sempre più orientata al rapporto diretto con le aziende, anche in un contesto fortemente digitalizzato.

Alle tradizionali degustazioni si affiancano attività che spaziano dall'arte allo sport fino al wellness. Nelle vigne italiane si moltiplicano così le esperienze, dalle degustazioni in realtà virtuale con visori 3D al pilates, allo yoga e alla pittura tra i filari, fino all'astrotasting, l'osservazione del cielo stellato accompagnata da un calice di vino. (ANSA).

Lusso, esperienze e territori: Firenze ospita AURA, il nuovo salone che racconta il futuro dell’ospitalità italiana


Il turismo di lusso cambia volto e mette al centro autenticità, destinazioni ed esperienze costruite su misura. Sempre meno ostentazione e sempre più legame con il territorio, qualità dell’accoglienza e valorizzazione delle identità locali. È questa la direzione verso cui si sta muovendo uno dei comparti più dinamici dell’industria turistica italiana, protagonista di una crescita che continua ad attirare investimenti e nuovi operatori internazionali.

In questo scenario nasce AURA – The Luxury Travel Event, il nuovo appuntamento B2B promosso da Italian Exhibition Group, in programma dal 27 al 29 ottobre 2026 alla Fortezza da Basso di Firenze. Per tre giorni il capoluogo toscano diventerà il punto d’incontro tra le eccellenze dell’ospitalità italiana e i professionisti del turismo internazionale specializzati nell’organizzazione di viaggi tailor made per una clientela alto spendente.

L’evento punta a favorire il confronto diretto tra imprese, buyer e operatori della distribuzione turistica mondiale, creando nuove opportunità commerciali e relazioni strategiche per il comparto. Tra le realtà che hanno già confermato la presenza figurano Aman Venice, Mandarin Oriental, Rocco Forte Hotels, Castelfalfi e Lungarno Collection, insieme ad altri protagonisti dell’hotellerie e dei servizi dedicati al segmento luxury.

«Il nostro sarà un evento business oriented, con l’obiettivo primario di mettere in contatto in modo concreto chi costruisce l’offerta e chi la porta sui mercati internazionali», spiega Gloria Armiri, Group Exhibition Manager Tourism & Hospitality Division di Italian Exhibition Group. «Abbiamo raccolto le sollecitazioni del settore e scelto di dare vita a un appuntamento capace di generare relazioni e opportunità commerciali reali. La risposta che stiamo ricevendo conferma l’interesse del mercato, con adesioni di alto livello sia tra le imprese sia tra gli operatori internazionali».

A emergere è anche una nuova interpretazione del concetto di lusso. Per Rocco Forte Hotels, ad esempio, il valore dell’ospitalità si misura attraverso autenticità, personalizzazione e senso del luogo. Il gruppo alberghiero considera AURA l’occasione per raccontare un modello fondato sull’eleganza, sull’attenzione ai dettagli e sulla conoscenza profonda dei territori in cui opera, valorizzando le destinazioni attraverso esperienze esclusive e contemporanee.

La stessa filosofia caratterizza Castelfalfi, destinazione simbolo dell’ospitalità toscana immersa nella natura, dove il lusso viene interpretato come tempo da dedicare a sé stessi, contatto con il paesaggio, esperienze autentiche e rispetto del territorio. Un approccio che conferma come il turismo di fascia alta stia progressivamente spostando il proprio baricentro dalla semplice esclusività alla qualità dell’esperienza.

A rafforzare il profilo della manifestazione è anche la partnership con Associazione Italiana Confindustria Alberghi, che rappresenta una delle principali realtà del sistema ricettivo nazionale.

La nascita di AURA riflette un mercato in continua espansione. Secondo il Rapporto 2026 sul mercato immobiliare alberghiero realizzato da Scenari Immobiliari e Castello SGR, l’Italia è oggi il Paese europeo con il maggior numero di destinazioni luxury. Il patrimonio alberghiero nazionale supera i 173 miliardi di euro di valore, con una crescita del 7,2% rispetto all’anno precedente.

A trainare gli investimenti è proprio il segmento dell’alta gamma, che concentra il 48% dei volumi complessivi. Le strutture luxury presenti in Italia hanno raggiunto quota 745, mentre sono già previste altre 167 aperture entro il 2029, confermando il forte interesse degli investitori verso immobili di qualità e progetti capaci di valorizzare destinazioni e patrimoni locali.

Anche il mercato immobiliare alberghiero continua a crescere. Nel 2025 i volumi di investimento hanno raggiunto i 2,35 miliardi di euro, con un incremento del 27% rispetto all’anno precedente, uno dei risultati più elevati registrati negli ultimi anni.

Accanto agli incontri B2B e alle attività di networking, AURA dedicherà spazio anche alla scoperta del patrimonio culturale, artigianale e creativo di Firenze e della Toscana, rafforzando il legame tra ospitalità e destinazioni.

Evoluzione del Luxury Event by TTG, che nell’ultima edizione ha generato oltre 1.600 incontri professionali, AURA debutta come manifestazione autonoma e altamente specializzata. L’iniziativa è realizzata con il supporto di Regione Toscana, Toscana Promozione Turistica, Fondazione Destination Florence, Firenze Fiera e Dreamsteam. Il patrocinio è della Regione Toscana; Toscana Promozione Turistica è Main Partner, Fondazione Destination Florence Host e Destination Partner, Firenze Fiera Venue Partner, Dreamsteam Strategic Partner e TTG Luxury Media Partner.

Il Messaggero