Il Messaggero
Ita Airways cambia rotta anche sul terreno dell’identità. Lo fa con una scelta che non ha precedenti nel settore aeronautico: le nuove divise del personale di bordo e di terra, come può anticipare il Messaggero, saranno ideate e progettate internamente. Non più una firma esterna, dunque, ma un processo “in house” che punta a rafforzare il senso di appartenenza e a costruire un’immagine coerente con la visione della compagnia nata dalle ceneri di Alitalia. La decisione dell'ad Joerg Eberhart segna un passaggio simbolico oltre che operativo che ha sorpreso e per certi versi motivato ancora di più il personale. Nel trasporto aereo, l’uniforme è da sempre un elemento chiave della brand identity: racconta lo stile, i valori e persino l’ambizione di una compagnia. Affidarsi a grandi stilisti è stata per decenni la norma, una vetrina internazionale capace di unire moda e aviazione. Ita, invece, sceglie una strada diversa, più industriale e culturale insieme, puntando su competenze interne e su un processo partecipato, cambiando passo rispetto al percorso avviato con successo dalla "vecchia Alitalia".
Obiettivi e missione
L’obiettivo è duplice. Da un lato, costruire un’immagine più autentica e meno “delegata” all’esterno; dall’altro, coinvolgere direttamente i dipendenti, trasformando la divisa in un elemento "vissuto" e non solo indossato. In questo senso, il progetto prevede il contributo diretto di piloti, assistenti di volo e del personale di terra, chiamati a esprimere esigenze pratiche, preferenze e suggerimenti. Un approccio che, spiega al Messaggero Valentina Santini, assistente di volo con la passione della moda ed oggi responsabile del progetto, che mira a coniugare estetica, funzionalità e comfort, superando alcune criticità storiche legate all’abbigliamento di servizio. "Il nostro è un progetto corale, che coinvolge tutti i 2.623 assistenti di volo e i 244 colleghi di terra". Valentina, che ha lavorato anche per grandi stilisti, racconta che è stato proprio l'amministratore delegato ad accendere la scintilla, a far partire il piano. "Per me - spiega con un pizzico di emozione- è la realizzazione di un sogno, il mio desiderio è sempre stato quello di disegnare le divise della mia compagnia". E a giudicare dalle lavagne che la circondano con i disegni e le richieste, scritte a fianco, dai colleghi, è proprio così. Dettagli, tessuti, bozzetti con le indicazioni e i suggerimenti. Insieme ai manichini con i prototipi in bella vista. L'ad - aggiunge - ha voluto valorizzare ancora di più le competenze, la creatività e le energie del personale di ITA Airways, i talenti interni, offrendo alle persone della Compagnia la possibilità di contribuire con le proprie capacità". Per rendere l'azienda più forte, unita, partecipata. Del resto la chiave del successo di un vettore aereo è proprio questa. Così come è evidente che la divisa rappresenta i valori, "chi siamo", il marchio del made in Italy. L'idea, svelano da Ita, nasce a luglio, su impulso dell'ad, ed è prevedibile che i nuovi abiti possano debuttare nella stagione estiva, a giugno in particolare. I prototipi sono in fase avanzata, mentre la fase produttiva, si parla di oltre 10 mila divise da confezionare, scatterà a breve. "Le divise saranno bellissime, eleganti e di qualità assoluta - dice ancora Valentina - e siamo la prima compagnia al mondo a farlo internamente". Non solo. Grande attenzione anche alla sicurezza. Sono ovviamente ignifughe e pratiche. Non è solo una questione di stile, ma anche di organizzazione e posizionamento. Internalizzare la progettazione consente maggiore controllo sui costi, sui tempi di produzione e sullo stile originale.
Il tema dell’identità, del resto, è centrale nella fase di consolidamento della compagnia. Dopo gli anni dello start-up e il progressivo rafforzamento del network, il vettore italiano cerca oggi una narrazione più definita, riconoscibile e coerente. Le divise diventano così un tassello di una strategia più ampia che coinvolge servizio, comunicazione e rapporto con il cliente. Resta da capire quale sarà l’impatto sul pubblico. Nel mondo dell’aviazione, l’immagine conta quanto l’efficienza, e ogni dettaglio contribuisce a costruire la percezione del brand. Se il progetto riuscirà a tradurre in forma visiva i valori dichiarati — italianità, eleganza, innovazione — rappresenterà un elemento distintivo in un mercato sempre più competitivo. In un’epoca in cui molte aziende esternalizzano competenze e funzioni, magari a scapito della qualità, la scelta di ITA appare in controtendenza. Più che un semplice cambio di divisa, è un tentativo di ridefinire il rapporto tra azienda e persone, tra immagine e sostanza. Una scommessa che punta a trasformare un elemento apparentemente accessorio in uno strumento di coesione interna e di riconoscibilità esterna, originale e a marchio tricolore.
Umberto Mancini