Alto Adige / Davanti alla stube il tradizionale rito del vino novello con le castagne arrostite e i prodotti appena raccolti dal contadino. L'associazione Gallo Rosso promuove 1600 masi sparsi sul territorio, nel segno dell'autenticità

  

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C’è una tradizione altoatesina chiamata Törggelen, che unisce amici e familiari davanti alla stube del maso per gustare vino novello, mangiare castagne arrostite e prodotti appena raccolti dal contadino. Questo rito conviviale nasce nelle cantine dei masi, antiche aziende agricole familiari tipiche dell’Alto Adige, e, con il tempo, all’assaggio del vino nuovo si affiancò un pasto sempre più ricco, a base di prodotti tipici. Il Törggelen è una delle proposte dei masi di Gallo Rosso, la rete di 1600 strutture che valorizza il rapporto tra ospitalità e territorio, nel pieno rispetto della cultura e dell’identità altoatesine. Le realtà che possono fregiarsi dei “fiori” del riconoscimento Gallo Rosso sono selezionate sulla base di requisiti specifici e di qualità: un massimo di otto stanze per gli ospiti, con una forte presenza di legno negli arredi, la produzione di prodotti caseari in loco e la stube, sono solo alcuni degli elementi che vengono ritenuti imprescindibili (sul portale gallorosso.it tutti gli indirizzi e le proposte).
Lo scopo principale dell’associazione è avvicinare le persone allo stile di vita degli agricoltori altoatesini, ma anche sostenere i contadini dei masi nello sviluppo di attività oltre la coltivazione dei campi e l’allevamento. Molti agriturismi nati a gestione familiare oggi sono in mano ai figli degli agricoltori che hanno deciso di proseguire quanto fatto dai genitori.
Tra i masi di nuova generazione c’è il Grieserhof di Nalles. L’anima del progetto è Judith Mathà, che guida la struttura da dieci anni ed è conosciuta come l’Ambasciatrice della mela, lavorando in prima persona ogni giorno nel meleto insieme al padre. Poco distante, si trova l’agriturismo Streidacherfof sul Renon, dove Daniel Rottensteiner rappresenta la quarta generazione nella gestione del maso aperto nel 1924. Dopo essersi dedicati all’allevamento per decenni, la famiglia ha saputo reinventarsi puntando sulla coltivazione di mele e ciliegie e su un’accoglienza adeguata ai viaggiatori di oggi. Al Grotthof di Nova Ponente convivono tre generazioni della famiglia Pichler in un maso risalente al XII secolo, sopravvissuto a incendi e ristrutturazioni. Anche qui, ogni membro della famiglia ha il suo compito. Il valore aggiunto di un’esperienza in un maso si trova proprio nel rapporto umano tra ospiti e gestori: si condividono momenti di famiglia, un falò con le caldarroste, un bicchiere di vin brulé. Momenti autentici che nessuna guida turistica sarebbe in grado di replicare.

Nel cuore della Gallura, c’è un borgo che custodisce tradizioni e testimonianze di fede uniche

  


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Il santuario di Nostra Signora di Luogosanto è il simbolo della religiosità popolare della Gallura
© G.Matarazzo


«Andemo a spunì a Locusantu». Dicevano così, una volta, i contadini e gli allevatori della Gallura, nel nord della Sardegna, a pochi chilometri dalle spiagge di Santa Teresa e Palau, con La Maddalena all’orizzonte. Lasciavano gli stazzi di campagna, le case e le tenute agricole per rientrare in paese, a Luogosanto, per la Festa Manna di Gaddura. Una tradizione che da secoli si celebra in onore della Madonna, Regina della Gallura, l’8 settembre, giorno della Natività di Maria. Ogni sette anni, come accade nel 2026, la festa acquista un significato ancora più solenne con l’apertura della Porta Santa nella basilica-santuario di Nostra Signora di Locusantu, nella diocesi di Tempio - Ampurias. Una soglia inedita che fedeli e pellegrini potranno attraversare fino al 7 settembre 2027. Una devozione che unisce tutte le generazioni nel tempo e fa di questo piccolo borgo dell’interno della Sardegna un punto di riferimento per la spiritualità di tutta l’isola. «Venire qui – dice il parroco, don Roberto Aversano – significa ripercorrere le orme della fede di migliaia di pellegrini, che hanno scelto il nostro paese per deporre ai piedi della Madonna Regina di Gallura preghiere, suppliche, desideri e ringraziamenti».
In quel verbo gallurese, spunì - fermarsi, trattenersi - c’è forse l’essenza di questa terra. A Luogosanto si tornava dai parenti, ci si fermava per la novena, si condividevano i giorni della festa. Il paese diventava casa per tutta la Gallura. Lo era una volta, lo è ancora oggi in questo centro di circa 1.400 abitanti dove si può scoprire una Sardegna da vivere con tempi analogici, disconnessi, metaforicamente e realmente, da un mondo che corre sempre più veloce. E poi c’è il nome, Luogosanto. Nomen omen: oltre al santuario mariano, il territorio custodisce uno dei primi conventi francescani dell’isola, un eremo dalle origini antiche e ventidue chiese campestri. «A Luogosanto – racconta il sindaco Agostino Pirredda – c’è un patrimonio di fede, di storia e di identità che abbiamo ricevuto da chi ci ha preceduto e che abbiamo il dovere di custodire, tutelare e tramandare».
La tradizione attribuisce ai primi francescani giunti in Sardegna la fondazione del santuario mariano, nel 1218. Storia e leggenda si intrecciano nel racconto di Nicola e Trano, due santi anacoreti che avrebbero scelto questi rilievi granitici per vivere in preghiera tra il IV e il V secolo. La loro memoria si perse nei secoli, finché la Madonna sarebbe apparsa a due frati in Terrasanta, indicandogli di raggiungere l’«isola petrosa», recarsi nel Capo soprano, per erigere lì dove erano stati sepolti i due eremiti, tre chiese: una per ogni santo e una per la Beata Vergine Maria. I francescani avrebbero rinvenute le reliquie sotto una grande roccia e, proprio lì, nel 1227, sarebbe sorto il santuario dedicato ai santi. La grotta che si apre fra gli spuntoni granitici è ancora oggi parte dell’eremo di san Trano e san Nicolò, a due chilometri dal paese. Attorno, il silenzio e una vista incredibile a 360° che nelle giornate limpide raggiunge le Bocche di Bonifacio.
Nel cuore del borgo, la basilica di Nostra Signora di Locusantu conserva la statua lignea della Madonna, venerata come Regina di Gallura. Anche attorno al simulacro della Vergine bambina si tramanda una storia: sarebbe stato portato dal mare e arrivato a Luogosanto in groppa a dei buoi che, giunti qui, si sarebbero fermati senza volersi più muovere. La statua, con un abito dai ricami preziosi, restituisce anche il valore identitario che i costumi hanno sempre avuto nella cultura locale. Il privilegio della Porta Santa, concesso nel Settecento, è diventato poi il segno distintivo del santuario: un tempo la soglia, accanto al portone principale, era murata; dagli anni Settanta è una porta bronzea, opera dello scultore Luca Luchetti. Nel vicino ex convento francescano, il Museum conserva gioielli ed ex voto donati alla Madonna, statue e testimonianze della storia religiosa e civile gallurese.
Luogosanto sorge ai piedi di tre cime (Monti Casteddu, Monti Juanni e Monti Ruju), in un parco dove si trova anche un sito nuragico molto importante, la cosiddetta «capanna delle riunioni», che si raggiunge con una facile passeggiata in salita partendo direttamente dalla piazza. Da qui lo sguardo si allarga su un territorio in cui le testimonianze del passato affiorano tra boschi, pascoli, sugherete e tafoni, spettacolari cavità naturali nella roccia granitica formate dall’erosione. Mentre chiese campestri e gli eremi compongono una geografia della fede che dialoga con la vita rurale.
È un’altra Sardegna, fuori dalle rotte più battute, che si scopre lungo gli itinerari di “Noi camminiamo in Sardegna”, il progetto dell’assessorato regionale al Turismo che valorizza cammini e destinazioni di pellegrinaggio. Luogosanto è una delle mete religiose dell’isola e, insieme, un crocevia di percorsi: dal Sentiero Italia del Cai al Cammino di Santu Jacu, dedicato a san Giacomo, fino alla Via dei Santuari, che ripercorre le antiche strade della devozione popolare. Collegando i diversi tracciati locali si può costruire un anello di circa 16 chilometri, tra chiese, siti medievali e punti panoramici. Sul monte San Leonardo si sale attraverso un sentiero con circa cinquecento gradini di pietra che portano ai ruderi del castello di Balaiana e alla piccola chiesa romanica. Poco lontano, il palazzo di Baldu e i resti della villa medievale di Sent Steva. Una sosta alla sughera monumentale di Crisciuleddu, con i suoi oltre tre secoli di vita, aiuta a capire poi quanta storia possa esserci anche in un tappo di bottiglia.
Quelle del Vermentino di Gallura, che qui si magnifica (è l’unica Docg della Sardegna) grazie a un microclima che dà alle uve caratteristiche uniche. È da Siddùra che si possono assaggiare alcuni dei Vermentini più premiati d’Italia, come Spèra e Maìa. La cantina, nata nel 2008 per volere di un imprenditore tedesco folgorato da questa terra, Nathan Gottesdiener, racconta una viticoltura di grande qualità e rispetto dell’ambiente. Ma i produttori sono tanti e autentici, da Piero Mancini ad Araona. Come andando verso Arzachena, ci sono Capichera e Surrau. Profumi e passione per la terra si ritrovano anche alla Tenuta Tresserri, una country retreat dove Riccardo Pirina coltiva e distilla piante aromatiche e officinali, come lavanda ed elicriso, e produce miele e derivati grazie ad apiari immersi nella macchia. È una Gallura di terra che sperimenta nuove forme di accoglienza e di racconto: le opere diffuse nella tenuta, realizzate per la rassegna “Mistica natura” promossa da Donatella Ceria, sono un viaggio nel viaggio. Un invito a fermarsi e a pensare.
E poi c’è la tavola, dove la memoria si fa sapore. La zuppa gallurese, preparata con pane, brodo di carne e formaggio, e la mazza frissa, a base di panna e semola, sono piatti della tradizione contadina che accompagnano ancora le feste e le occasioni di incontro. Si possono assaggiare in centro, fra case di pietra e facciate colorate, nella terrazza del DiVinum, un ristorante davvero “alternativo” collegato alla Bottega dei Sapori. Una cucina semplice e di carattere, nata dagli ingredienti disponibili e in un clima conviviale tipico degli stazzi.
La Porta Santa di Luogosanto è a pochi passi, aperta per un anno, ma l’invito ad attraversare questa soglia non ha tempo e scadenze. La porta di Luogosanto è sempre aperta. Con la possibilità di sostare, lasciandosi alle spalle i luccichii delle spiagge, in strutture che richiamano lo stile di una volta, dall’ospitalità di charme del Gallicantu Retreat a quella più semplice dell’agriturismo Quercia della Gallura o di uno dei B&b del centro, come Rotareddu, una vera chicca. Così il legame fra chi arriva e chi qui abita si rinnova. Come un tempo i galluresi, quando tornavano in paese per la festa. Andemo a spunì a Locusantu.

Il settore del lusso si appresta a vivere una profonda fase di riassetto nei prossimi 18-24 mesi

 

Con circa 25 società pronte all’exit, le strategie dei grandi conglomerati virano sempre più verso segmenti ad alta marginalità e resilienza, come gioielleria, beauty e lusso esperienziale, lasciando spazio a nuove alleanze e riorganizzazioni industriali. Da Armani a Dolce&Gabbana ecco tutti i dossier caldi dell’anno.

A mapparli è Mf Fashion. Il dossier centrale della nuova stagione di M&A ruota attorno al futuro di Giorgio Armani. Le disposizioni successorie del fondatore tracciano la strada verso l’ingresso di un primo partner strategico (fino al 15%). Con grandi player del calibro di LVMH, L’Oréal o EssilorLuxottica tra i possibili interlocutori, senza escludere una ripartizione della quota tra più soggetti o l’ipotesi della quotazione in Borsa. Diversa, invece, la situazione per Dolce&Gabbana, impegnata in trattative avanzate per operazioni straordinarie volte ad apportare nuova liquidità entro il 2027. E far fronte a un indebitamento netto di 677,6 milioni di euro, potendo contare sul congelamento dei covenant bancari. Sul mercato italiano continuano a susseguirsi indiscrezioni su Salvatore Ferragamo e Furla, mentre appare più avanzato il piano di rilancio per Aeffe (Moschino, Alberta Ferretti, Pollini), legato all’offerta vincolante guidata da Oxy Capital con Invitalia e partner industriali. A livello internazionale, mentre LVMH razionalizza cedendo marchi come Marc Jacobs, il gruppo britannico Frasers continua ad aumentare la propria presa su Hugo Boss e Burberry.

Accanto ai nomi più blasonati, una fetta consistente del mercato di M&A sarà mossa dai disinvestimenti del private equity. Su circa 70 aziende del fashion & luxury in pancia ai fondi, almeno 20-25 sarebbero pronte per l’exit nel breve-medio periodo. Con un cambiamento netto. L’attenzione dei capitali finanziari sta progressivamente cambiando direzione. A fronte di una crescita più moderata e di margini sotto pressione nel comparto abbigliamento tradizionale, la liquidità si sta orientando con forza verso settori meno saturi e a maggior tasso di redditività. Gioielleria, beauty, profumeria d’alta gamma, hospitality e marchi lifestyle (come MC2 Saint Barth) rappresentano i nuovi terreni di consolidamento preferiti dagli investitori. Oltre ad un forte interesse per la filiera produttiva B2B, fondamentale per preservare la qualità del know-how manifatturiero. Anche sul fronte dei marchi indipendenti d’alta gamma, da Missoni, dove il fondo Fsi ha rilevato la maggioranza con opzioni per il partner tedesco Katjes, fino a realtà emergenti come The Attico, il mercato resta vigile, offrendo flessibilità organizzativa e nuova linfa finanziaria.

Foto da Giorgio Armani e Moschino

Fonte: laconceria.it

(Post a cura di Giuseppe Serrone e Albana Ruci - Turismo Culturale)

Spazio Lineapelle a Milano, in piazza Tomasi di Lampedusa, insieme a LP Fashion Studio


Ricerca, formazione e passione andando alla scoperta della pelle. Lo scorso fine settimana (sabato 24 e domenica 25 ottobre) è andata in scena in tutta Italia la decima edizione di Apriti Moda. Per la pelle (presente non solo attraverso la partecipazione di UNIC – Concerie Italiane e Lineapelle) è stato l’ennesimo successo di interesse.

Come si nota dalle foto che pubblichiamo in questa pagina, la proposta di esplorazione conoscitiva di Lineapelle e UNIC ha colto un’altra volta nel segno. Brevi lezioni sui materiali. Workshop e laboratori. La visita a un archivio sterminato fatto di pelli tra le più belle e creative esposte nelle aree trend di Lineapelle. Il programma ha previsto 5 turni di visita al giorno a Spazio Lineapelle e LP Fashion Studio. Ogni slot ha avuto la durata di un’ora ciascuno per gruppi di 20 persone. Non solo. I laboratori “Di mano in mano” (10 persone ogni 30 minuti) hanno permesso di creare un piccolo manufatto in pelle con materiali di recupero dalle lavorazioni di pelletteria. In parallelo, Giorgio Linea ha svolto alcuni workshop creativi. Risultato: un successo. Idem dicasi per i laboratori di Melania Vincenti, artigiana di lunga esperienza sulla calzatura. Focus: le origini romane (e relativa realizzazione) del sandalo.

La presenza della pelle, della concia e della relativa della manifattura creativa ad Apriti Moda non si è limitata a Spazio Lineapelle e LP Fashion Studio. Sabato e domenica, infatti, vari atelier e aziende hanno aperto le loro porte al pubblico come, per esempio, la conceria friulana Presot. Oppure i laboratori di Amato Daniele, Mabi International, Trakatan e Giorgio Linea (pelletteria); Omega Gloves (guanteria); Paolo Scafora, Officine Creative, Doucal’s e Fratelli Rossetti (calzatura).

laconceria.it