Perché i centri storici in Francia sono pieni di negozietti uno diverso dall’altro

 

La Francia è pioniera in Europa per il sostegno ai negozi di vicinato e dice no ai centri storici trasformati in grandi centri commerciali tutti uguali.
Rispetto agli altri Paesi, il governo transalpino ha messo a punto una serie di programmi per riqualificare i centri urbani e contrastare la desertificazione commerciale, favorendo l’insediamento di nuove attività e il riposizionamento di quelle già esistenti

La Francia è il primo paese europeo ad aver predisposto un articolato programma di interventi per sostenere i negozi di vicinato. Si va da “Action Coeur de Ville” – piano nazionale lanciato nel 2018 per rivitalizzare i centri di 244 città – a “Petites Villes de Demain”, analogo al primo ma circoscritto ai comuni fino a 20mila abitanti e Villages d’Avenir che sostiene i piccoli comuni rurali francesi sotto i 3.500 abitanti nella riqualificazione dei centri storici e nell'apertura di nuovi negozi di prossimità fino al “Plan d'Action National pour redonner vie au commerce de proximité”, pacchetto di 9 misure strategiche focalizzate sul finanziamento delle “foncières de redynamisation” – società a capitale misto che acquistano, ristrutturano e rimettono sul mercato i locali commerciali sfitti – sull'accompagnamento digitale e sulla gestione degli spazi.

Finanziare, accompagnare e sviluppare il commercio cittadino
Il programma Action Coeur de Ville è stato inizialmente dotato di 6 miliardi di euro distribuiti su cinque anni (2018-2022) e successivamente rifinanziato con ulteriori 5 miliardi (2023-2026). Il contributo della Banque des Territoires, partner chiave del programma, è pari a 2,5 miliardi di euro.

Il governo è già al lavoro per prorogare il piano (Atto III)
Queste risorse non sono destinate esclusivamente ai negozi ma finanziano un piano integrato che include il recupero degli immobili, l'arredo urbano, la mobilità, potenziamento dei trasporti pubblici, migliori collegamenti con le periferie urbane e periurbane e la riqualificazione dei locali commerciali.  Tra gli interventi, è previsto il risanamento delle aree intorno alle stazioni ferroviarie per intercettare il flusso dei pendolari e convogliarlo verso gli esercizi commerciali

Piano Nazionale: 9 misure per rilanciare il commercio di prossimità
Il piano d’azione nazionale si articola su tre assi strategici.

1.   Finanziamenti per rilevare i negozi vuoti

2.   Accompagnare i territori nella transizione commerciale

3.   Sviluppo delle attività nei territori fragili

Ciascun asse si compone di tre misure. È stata creata una Società Immobiliare Nazionale (Foncière Nationale), finanziata dallo Stato e dalla Banque des Territoires, dedicata esclusivamente all'acquisto e alla riqualificazione dei locali commerciali nei centri storici in crisi.

La prima misura vede un impegno dello Stato nel sostenere i sussidi e i prestiti a lungo termine per le società immobiliari regionali e comunali, bloccando il caro-affitti e favorendo l'insediamento di nuove botteghe artigiane.

Il secondo punto del piano di interventi prevede altrettante misure a partire dal finanziamento dei “Manager di Commercio” che operano come registi della rigenerazione commerciale urbana. Tra i loro compiti figurano la mappatura dei locali sfitti, il confronto con i proprietari immobiliari per contenere le dinamiche speculative sui canoni di locazione e la ricerca attiva di artigiani, cooperative e imprenditori indipendenti da insediare negli spazi disponibili. L’obiettivo è realizzare un mix merceologico equilibrato, capace di rafforzare l'attrattività economica dei centri urbani ed evitare un'eccessiva concentrazione di attività appartenenti alla stessa categoria.

L’ultimo punto del programma si focalizza sulla modernizzazione, spingendo i negozianti verso la digitalizzazione e l'adozione di nuove tecnologie commerciali per accelerare la transizione circolare e campagne di comunicazione per attirare i giovani verso le professioni del commercio di prossimità, agevolando il passaggio generazionale.  La Misura 9 – “Made in local” – prevede la messa a disposizione temporanea di locali sfitti ad artigiani e commercianti locali al fine di testare l’insediamento di nuove attività e valorizzare il know-how artigianale.

Un modello sostenibile sul piano sociale e urbanistico
Il pacchetto di soluzioni messo in campo dal governo offre una serie di opportunità che vanno dai contributi finanziari a fondo perduto alle agevolazioni per l'avvio all'installazione di nuove attività commerciali nei centri storici, rendendo i negozi più attrattivi rispetto ai grandi centri commerciali di periferia. Ai sindaci delle città aderenti sono attribuiti poteri straordinari: possono bloccare o congelare l'apertura di nuovi centri commerciali o ipermercati nelle periferie per proteggere il commercio cittadino.

Canoni ridotti e affitti progressivi
Chi decide di aprire un'attività in un locale gestito dalla Foncière può beneficiare di un affitto progressivo. Nei primi anni di attività il canone parte da una quota ridotta (70-80% in meno del valore di mercato). L’importo aumenta gradualmente quando il giro d'affari del negozio si è stabilizzato. Attraverso il Fondo per la Ristrutturazione dei Locali Artigianali e Commerciali (FRLA) lo Stato francese eroga sussidi per coprire i costi di riqualificazione strutturale delle mura. Questo fondo riduce il rischio d'impresa per chi decide di aprire una nuova attività in centro città. 

La “Carta delle città dello shopping”
Altro progetto governativo a lunga scadenza (2025-2035) è la “Carta delle città dello shopping”, che stabilisce impegni reciproci tra i comuni e gli esercenti per combattere la chiusura dei negozi e modernizzare i centri urbani.

Gli obiettivi? Sostenere l'innovazione e la diversificazione dell'offerta commerciale per rendere la città attraente in tutte le stagioni; rivitalizzare il tessuto commerciale e artigianale dei territori; organizzare eventi e iniziative mirate a riportare i consumatori nelle vie del centro.

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Nuovamente accessibile il chiostro della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura a Roma. Custodisce oltre otto secoli di storia e una ricca galleria lapidaria. L'inaugurazione ufficiale è prevista dopo l'estate


San Lorenzo fuori le Mura, restaurato il chiostro medievale
Dopo l'intervento conservativo realizzato nell'ambito del programma Caput Mundi-PNRR, è nuovamente accessibile il chiostro della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura a Roma. Custodisce oltre otto secoli di storia e una ricca galleria lapidaria. L'inaugurazione ufficiale è prevista dopo l'estate
 
Paolo Ondarza – Città del Vaticano

Cinquantasei archi si susseguono intorno a un piccolo giardino. Le colonne di marmo, quasi tutte provenienti da edifici romani più antichi, scandiscono uno spazio nel quale architettura e natura sembrano ancora custodire il ritmo della vita monastica. Dopo il restauro, il chiostro medievale della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, a Roma, è tornato dallo scorso luglio accessibile al pubblico. L'inaugurazione ufficiale è prevista dopo l'estate.

Un luogo raccolto, sebbene inserito in uno dei quartieri più trafficati di Roma, ad un passo dal cimitero monumentale del Verano e dalla città universitaria. Il complesso, custodito da metà Ottocento dai Frati Minori Cappuccini, conserva da oltre otto secoli nel chiostro una vocazione al silenzio, alla meditazione e alla preghiera.

Il cuore del monastero
Costruito alla fine del XII secolo, durante il pontificato di Clemente III, il chiostro costituisce il cuore dell'antico complesso monastico. La sua pianta non è perfettamente quadrata, ma trapezoidale: una forma insolita dovuta alla necessità dei costruttori medievali di adattarsi alla presenza di edifici più antichi.

L'accesso avviene oggi dalla sagrestia. Un portico sorretto da colonne di granito grigio con capitelli ionici di reimpiego precede un portale quattrocentesco in marmo bianco che introduce al chiostro vero e proprio. L'ambulacro circonda il giardino attraverso la successione di cinquantasei archi a tutto sesto, sostenuti da altrettante colonne in marmo bianco.

Pietre antiche per una nuova architettura
Quasi tutte le colonne sono di reimpiego. Provengono cioè da costruzioni romane precedenti e furono recuperate dai costruttori medievali per essere inserite nel nuovo complesso. Alcune conservano ancora gli interventi eseguiti dai lapicidi per uniformarne l'altezza; nella sequenza, due si distinguono dalle altre: una presenta il fusto decorato a squame, l'altra è scanalata.. A coronarle sono semplici capitelli a stampella, la cui essenzialità contribuisce all'equilibrio dell'insieme.

Una pratica, quella del reimpiego, che racconta anche il particolare rapporto della Roma medievale con la propria storia: le pietre dell'antichità non vengono semplicemente conservate, ma ricevono una nuova funzione e partecipano alla costruzione dello spazio sacro cristiano.

Un chiostro trasformato nei secoli
L'immagine che oggi si presenta al visitatore è il risultato di una lunga stratificazione. Originariamente il piano superiore era interamente aperto da polifore. L'ampliamento del monastero e la costruzione dei dormitori portarono successivamente alla chiusura o alla trasformazione di molte aperture. Nel 1452, durante il pontificato di Niccolò V, alcune furono sostituite da finestre rettangolari e crociate ancora riconoscibili.

Sport & Business Expo: come cambia la gestione dei trasferimenti nel calcio moderno

 L'evoluzione delle trattative e della finanza sportiva si conferma uno dei temi centrali nei principali forum espositivi legati al business dello sport. Le recenti operazioni di mercato, come lo scambio di prestiti strutturato tra Sassuolo e Cagliari per Sebastiano Esposito o il trasferimento di Van der Brempt dal Como, mostrano il ricorso a formule contrattuali flessibili ed economie scalabili tra i club della massima serie.

Nel corso dei meeting di settore dedicati al management sportivo, analisti e dirigenti evidenziano come la digitalizzazione dei dati prestazionali e le piattaforme di scouting abbiano velocizzato i tempi di negoziazione negli ultimi giorni di mercato, ridefinendo gli standard dell'industria calcistica internazionale.

Milano allinea le fiere della moda a settembre: la nuova strategia B2B in anticipo sulla Fashion Week

 


L'infrastruttura fieristica milanese rinnova la sua centralità nell'economia globale della moda con una scelta strategica di forte impatto. Nel settembre 2026, l'intera filiera del comparto coordinerà i propri appuntamenti a Fiera Milano Rho, anticipando l'avvio della Milano Fashion Week per offrire ai buyer internazionali una piattaforma espositiva unica e integrata.

Il calendario vedrà lo svolgimento in parallelo e in successione di sei manifestazioni di rilievo — tra cui Milano Fashion&Jewels, MICAM, MIPEL, TheOneMilano, Lineapelle e Simac Tanning Tech — coprendo l'intera catena del valore, dal prodotto finito fino ai materiali, alla pelle e alle macchine per la lavorazione. Un approccio d'insieme ideato per ottimizzare la presenza dei visitatori professionali e facilitare la gestione degli ordini commerciali in una fase di mercato orientata all'efficienza e alla tracciabilità sostenibile.

Questa concentrazione di format espositivi dimostra come il modello Milano sappia evolversi per rispondere alle sfide globali, trasformando l'area fieristica di Rho in un hub d'affari e d'innovazione senza pari per il sistema moda.

Fiera Milano, semestre d’oro: si riparte con la moda. Ad aprire la corsa verso fine anno saranno le scarpe di Micam


 La Prealpina

È scattato il conto alla rovescia per la stagione fieristica 2026-2027. A metà settembre, infatti, i padiglioni di Fiera Milano di Rho riapriranno i battenti. Dal 13 settembre fari puntati su Micam, il più importante evento mondiale per il settore calzaturiero, giunto ormai all’edizione numero 102. Come da tradizione aziende, buyer e operatori di mezzo mondo si incontreranno per conoscere da vicino le tendenze della primavera-estate 2027, confrontarsi sui nuovi scenari del mercato e sviluppare opportunità di business in uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati all’industria delle scarpe di qualità.

Il sistema fashion

Da tempo il fashion italiano ha fatto sistema e si propone ai compratori di tutto il mondo con un bouquet di manifestazioni ospitate nei padiglioni di Rho. Così in contemporanea (o quasi) oltre a Micam, ci sarà spazio anche per Mipel, il salone internazionale della pelletteria, e per Fashion & Jewels, con il meglio delle collezioni di marchi del bijoux. Per Filo, che espone le collezioni di filati e materiali tessili di aziende italiane e internazionali selezionate sulla base di rigidi criteri di qualità, innovazione e sostenibilità socio-ambientale, come per Lineapelle, mostra internazionale di pelli, accessori, componenti, tessuti, sintetici e modelli, e per Simac Tanning Tech, manifestazione di riferimento per il settore delle macchine e tecnologie per le industrie calzaturiera, pellettiera e conciaria.

Momento d’oro

Fiera Milano sta vivendo un momento d’oro. «È merito della forza delle nostre manifestazioni, la capacità di attrarre e organizzare fiere e congressi di rilevanza internazionale», aveva dichiarato Francesco Conci, amministratore delegato e direttore generale di Fiera Milano, commentando i ricavi record di fine 2025: 380 milioni di euro, in crescita del 39,1%. Per altro, è andato decisamente bene anche il primo semestre del 2026 con ricavi pari a 245,7 milioni di euro, in crescita del +38,2% rispetto ai 177,9 milioni di euro registrati nel primo semestre del 2025. La chiusura dell’esercizio 2026 potrebbe regalare ulteriori record. A sostenere la performance sono stati «il contributo delle attività legate ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina superiore alle attese, un calendario fieristico particolarmente favorevole (a cominciare dal Salone del Mobile e da Tuttofood), e l’ampliamento del perimetro del Gruppo con l’ingresso di Expotrans ed Emac e l’acquisizione di Stipa (società italiana leader nella progettazione e realizzazione di allestimenti fieristici personalizzati di alta gamma), ma soprattutto un percorso di evoluzione che continua a rafforzare il posizionamento competitivo come piattaforma internazionale sempre più integrata al servizio delle imprese, delle filiere e dei territori»», per dirla sempre con Conci. Proprio l’ad ha comunicato come Fiera Milano stia inoltre «ridisegnando i propri spazi espositivi per renderli sempre più dinamici, modulari e flessibili, capaci di adattarsi rapidamente alle esigenze dei diversi format e di offrire un’esperienza sempre più coinvolgente a pubblico, espositori e organizzatori».