Nuovamente accessibile il chiostro della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura a Roma. Custodisce oltre otto secoli di storia e una ricca galleria lapidaria. L'inaugurazione ufficiale è prevista dopo l'estate


San Lorenzo fuori le Mura, restaurato il chiostro medievale
Dopo l'intervento conservativo realizzato nell'ambito del programma Caput Mundi-PNRR, è nuovamente accessibile il chiostro della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura a Roma. Custodisce oltre otto secoli di storia e una ricca galleria lapidaria. L'inaugurazione ufficiale è prevista dopo l'estate
 
Paolo Ondarza – Città del Vaticano

Cinquantasei archi si susseguono intorno a un piccolo giardino. Le colonne di marmo, quasi tutte provenienti da edifici romani più antichi, scandiscono uno spazio nel quale architettura e natura sembrano ancora custodire il ritmo della vita monastica. Dopo il restauro, il chiostro medievale della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, a Roma, è tornato dallo scorso luglio accessibile al pubblico. L'inaugurazione ufficiale è prevista dopo l'estate.

Un luogo raccolto, sebbene inserito in uno dei quartieri più trafficati di Roma, ad un passo dal cimitero monumentale del Verano e dalla città universitaria. Il complesso, custodito da metà Ottocento dai Frati Minori Cappuccini, conserva da oltre otto secoli nel chiostro una vocazione al silenzio, alla meditazione e alla preghiera.

Il cuore del monastero
Costruito alla fine del XII secolo, durante il pontificato di Clemente III, il chiostro costituisce il cuore dell'antico complesso monastico. La sua pianta non è perfettamente quadrata, ma trapezoidale: una forma insolita dovuta alla necessità dei costruttori medievali di adattarsi alla presenza di edifici più antichi.

L'accesso avviene oggi dalla sagrestia. Un portico sorretto da colonne di granito grigio con capitelli ionici di reimpiego precede un portale quattrocentesco in marmo bianco che introduce al chiostro vero e proprio. L'ambulacro circonda il giardino attraverso la successione di cinquantasei archi a tutto sesto, sostenuti da altrettante colonne in marmo bianco.

Pietre antiche per una nuova architettura
Quasi tutte le colonne sono di reimpiego. Provengono cioè da costruzioni romane precedenti e furono recuperate dai costruttori medievali per essere inserite nel nuovo complesso. Alcune conservano ancora gli interventi eseguiti dai lapicidi per uniformarne l'altezza; nella sequenza, due si distinguono dalle altre: una presenta il fusto decorato a squame, l'altra è scanalata.. A coronarle sono semplici capitelli a stampella, la cui essenzialità contribuisce all'equilibrio dell'insieme.

Una pratica, quella del reimpiego, che racconta anche il particolare rapporto della Roma medievale con la propria storia: le pietre dell'antichità non vengono semplicemente conservate, ma ricevono una nuova funzione e partecipano alla costruzione dello spazio sacro cristiano.

Un chiostro trasformato nei secoli
L'immagine che oggi si presenta al visitatore è il risultato di una lunga stratificazione. Originariamente il piano superiore era interamente aperto da polifore. L'ampliamento del monastero e la costruzione dei dormitori portarono successivamente alla chiusura o alla trasformazione di molte aperture. Nel 1452, durante il pontificato di Niccolò V, alcune furono sostituite da finestre rettangolari e crociate ancora riconoscibili.

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