Il lusso ha un altro problema in Cina. Si chiama second hand

 L’elenco dei fattori che stanno rallentando l’acquisto di beni personali di alta gamma a Pechino è piuttosto lungo. Dalla bolla immobiliare a un’economia che ha performance peggiori rispetto al passato. Dal sentiment Guócháo (i consumatori che preferiscono marchi locali) fino alla stretta fiscale sui grandi patrimoni e sui capitali trasferiti all’estero. Per arrivare, infine, alle tensioni culturali e legali (vedi il caso Molly Tea/Louis Vuitton). Ma c’è anche un altro problema, forse sottovalutato, che sta frenando i fatturati delle griffe del lusso: il successo del second hand.

Secondo Bain & Company, il mercato cinese del lusso di seconda mano ha registrato una crescita del 15-20% nel 2025. In totale, come calcola la società di consulenza cinese Insight & Info Consulting, si parla di 5,7 miliardi di dollari con la previsione di arrivare a 15 miliardi entro il 2030. Il giudizio sociale si è ribaltato: non ci si vanta per aver speso di più, ma per aver fatto il migliore affare. Lo spiega l’agenzia France Presse in un articolo che pubblica alcune testimonianze raccolte a Shanghai all’interno di Super Zhuanzhuan (nelle foto Shutterstock, lo store di Pechino). Si tratta di un negozio di articoli pre-loved talmente chic che i clienti devono indossare guanti neri per poter toccare i prodotti. “Un tempo la gente faceva paragoni su chi avesse speso di più. Ma ora – afferma un cliente – tutti si confrontano per vedere chi ha fatto l’affare migliore e ha speso meno“.

Chen Luo, responsabile della divisione di ricerca sul mercato cinese di Bank of America, ha affermato che sempre più acquirenti non associano più il lusso solo allo status sociale. Mentre stanno prendendo sempre più piede identità personale, distinzione, esperienza, qualità, valore emotivo e rilevanza culturale (fonte France24). “La Cina resterà un mercato importante, anche se potrebbe non essere più un motore di crescita tra due o tre anni – spiega Luo -. La spesa per beni di lusso di solito si riprende in sintonia con l’economia, poiché generalmente la classe benestante è tra le prime a beneficiare della ripresa economica”. (mv)

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E poi arriva Blazy da Chanel a sconvolgere le teorie sul lusso

 


Prima le file nelle boutique della griffe come non si vedevano da tempo per accaparrarsi un prodotto della sua collezione di debutto. Ora alcune borse disegnate da lui arrivano sul mercato del second hand a prezzi superiori a quelli di listino. Ma come: i ricchi clienti non erano stufi dei prezzi troppo alti? Non preferivano le esperienze al possesso dei prodotti e i gioielli alle borse? Probabilmente è tutto vero, ma la Blazymania si dimostra più forte. Nel frattempo, si registrano alcuni cambiamenti all’interno dell’assetto societario di Chanel.

Secondo l’Ultra-Luxury Resale Report 2026 del portale statunitense di second hand Fashionphile, Chanel è stato il marchio più cercato dai suoi follower. Un risultato che il report attribuisce alla collezione di debutto di Matthieu Blazy. Sempre Fashionphile segnala di aver pagato ai venditori prezzi superiori a quelli di listino per alcune borse. Per esempio (come sottolinea Theindustry), il modello Urban Essential è stata acquistata con un sovrapprezzo del 15% rispetto al cartellino in boutique. Mentre la Souplissimo e la Archetype Tote hanno mostrato un aumento del 13%. È il prezzo da pagare per la Blazymania. Il prodotto crea desiderio e i ricchi escono allo scoperto, comprando borse di lusso a prezzi più alti di quelli che troverebbero in boutique. L’effetto Blazy sarà pure una rondine che non fa primavera, ma dimostra come più che l’aumento dei prezzi, il lusso abbia pagato un crollo del desiderio. Tradotto: una proposta di accessori spesso molto omogenea e priva di novità.

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Cucinelli cresce più del lusso: la Cina promette il +12% nel 2026

 


Cucinelli cresce più del lusso. E la Cina, un freno per molti, diventa un booster. Che nei primi nove mesi dell’anno ha dichiarato ricavi per 1,12 miliardi di euro, +10% a cambi attuali e +13% a cambi costanti. Nel terzo trimestre le entrate sono cresciute del 13,5% (a cambi costanti), raggiungendo 374,2 milioni e risultando leggermente superiori alle attese. L’azienda ha così rivisto al rialzo le stime per l’intero esercizio. Mentre per il 2027 conferma una stima di crescita del 10%. L’imprenditore umbro ha affrontato il tema del passaggio generazionale nella conference call con gli analisti.

I risultati del terzo trimestre hanno spinto l’azienda Brunello Cucinelli a rivedere al rialzo (per l’ennesima volta) le stime per l’intero 2026. La crescita prevista dei ricavi è passata da +10/11 per cento di luglio a +12% a cambi costanti. Mentre, considerati i risultati delle vendite per collezioni e prodotti destinati alla stagione primavera-estate 2027, l’aumento di fatturato previsto per il 2027 è del 10%. Nel corso della conference call con gli analisti, il CEO della società umbra Luca Lisandroni ha dichiarato che le prime due settimane di ottobre hanno registrato un buon andamento. Brunello Cucinelli ha affrontato il tema della successione, affermando che “tutto è stato definito” per il periodo successivo alla sua morte. Come riporta WWD, l’imprenditore umbro (73 anni), ha dichiarato che quando aveva 58 anni ha istituito un trust “irrevocabile” a favore delle figlie Carolina e Camilla. Lo stesso Cucinelli ha sottolineato il controllo della società da parte della famiglia, nonostante la quotazione in Borsa, e l’importanza di una visione di lungo periodo.

L’azienda continua a guadagnare su tutti i mercati, ma l’ascesa in Cina è particolarmente rilevante visto che, in generale, il settore del lusso è frenato proprio dal mercato cinese. Nei conti di Cucinelli, l’Asia ha registrato una crescita del +9,8% nel terzo trimestre del 2026 (rispetto al +7,6% previsto dal consenso). Gli analisti di Bernstein evidenziano questo aspetto: “Il divario rispetto al settore è particolarmente evidente se si esamina la crescita per area geografica, trainata dalle Americhe e dalla Cina, dove il marchio sta acquisendo nuovi clienti e continua a guadagnare quote di mercato”.

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Moda settore lusso: la rilevanza culturale come fattore vincente dei prossimi 10 anni

 
Una maggiore personalizzazione e un’esperienza d’acquisto sempre più immersiva. Ma anche una rilevanza culturale adattata per ogni mercato. Così vedono il settore del lusso tra dieci anni Emanuela Prandelli e Sojean Son
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