Caldo e sole in bianco e nero, la lavorazione del sale in Sicilia




SIRACUSA - Tra sudore e fatica di corpi abbagliati dal sole e nell'oscurità del sottosuolo. In un rigoroso bianco e nero le immagini raccontano un mondo del lavoro come quello dell'estrazione e della lavorazione del sale in Sicilia. E' il filo conduttore delle foto che Filippo Sproviero, originario di Caltanissetta, espone dal 7 dicembre al 6 gennaio nella Fototeca a Siracusa. "Una storia di sudore della fronte e fatica del corpo ma che ha lo stesso sapore dell'identità - afferma Giuseppe Cicozzetti, nel testo di presentazione - Le fotografie non vogliono però disperdersi in un romanticismo pre-industriale. Lo scopo del progetto non è questo, così come non c'è nessuna elegia d'un passato che non tornerà".
    "E' stato un reportage che ho condotto con passione - afferma Sproviero - per accostarmi ad un ciclo di lavoro che trasmette un senso di fatica, sempre più in contrasto con un sistema industriale tecnologizzato dove i robot stanno sostituendo gli uomini. La scelta di scattare in bianco e nero e in analogico mi ha permesso di accostarmi senza la distrazione del colore a questi scorci e personaggi". Ed ecco così sfilare una carrellata di immagini senza tempo che cristallizzano un epoca "di cui oggi non resta che una pallida ma tenace economia che ruota intorno a una lavorazione che sembra più appartenere a un genere di archeologia delle attività umane ma che invece vive nei residui di una resistenza che intende salvaguardare la sua stessa storia, una storia di sudore della fronte e fatica del corpo ma che ha lo stesso sapore dell'identità", osserva Cicozzetti.
    "Nel suo lavoro si respira un'aria che intende ristabilire gli equilibri minacciati dalla veloce globalizzazione delle tecniche, - prosegue - come un gesto risarcitorio verso un mondo che ha perduto la sua voce e che qui, nelle sue immagini, attesta una presenza così ostinata e durevole a dispetto dei cambiamenti. E' una voce, una testimonianza, netta e precisa, un racconto dell'oggi". Le foto sono state scattate nelle saline di Trapani, nella miniera di sale dell'Italkali a Realmonte (Ag) e nella tonnara abbandonata di San Vito Lo Capo nel Trapanese. "La Sicilia secondo me - aggiunge Sproviero che in passato ha esposto le sue opere in diverse mostre - in rapporto simbiotico con il mare e il sottosuolo entrambi soprattutto fonti di reddito". Lo sfruttamento della zona costiera tra Trapani e Marsala risale al tempo dei Fenici che, accortisi delle condizioni estremamente favorevoli, vi impiantarono delle vasche per ricavare il sale, poi esportato in tutto il bacino del Mediterraneo. Ma è la miniera di salgemma nell'agrigentino, giacimento formatasi circa 6 milioni di anni fa, una tra le più importanti fonti d'estrazione di sale presenti nel'Isola.
    (ANSA).
   

Fai presentato Patto per Acqua Italia a rischio #salvalacqua



(ANSA) - ROMA, 3 DIC - Il risparmio, il recupero e il riciclo delle risorse idriche come priorità, attraverso un modello di gestione più efficiente, agevolazioni fiscali e investimenti, e una maggiore educazione per un uso pubblico e privato più consapevole: sono le azioni principali contenute nel Patto per l'Acqua, il documento presentato a Roma dal Fai - Fondo Ambiente Italiano nell'ambito della campagna di sensibilizzazione #salvalacqua. Una nuova e ambiziosa sfida per il Fai, che si muove su due binari: da un lato la richiesta a governo e Parlamento di interventi normativi per una strategia nazionale sull'acqua, a partire dalla Legge di Bilancio in discussione, dall'altro la sensibilizzazione del pubblico su un uso consapevole della risorsa. A questo scopo la Fondazione ha raccolto l'adesione di Aiapp, Anbi, Associazione Comuni Virtuosi, Asvis, Cnr Irsa, Coldiretti, Inu, Nomisma, Energy and Strategy Group del Politecnico di Milano, e poi di Anci, Legambiente, Wwf e Touring Club Italiano.

Mostra di Frida Kahlo arriva a NY




(ANSA) - NEW YORK, 3 DIC - Frida Kahlo arriva a New York con, per la prima volta i contenuti della sua leggendaria Casa Azul. La mostra 'Appearances Can Be Deceiving' (le apparenze ingannano, dal titolo di un disegno dell'artista che la raffigura con un vestito trasparente e sotto tutti i segni delle sue infermita') aprirà i battenti l'8 febbraio al Brooklyn Museum.
    "Siamo felici di ospitare a New York l'omaggio a una figura iconica e internazionalmente famosa", ha detto Anna Pasternak, la direttrice del museo, sottolineando l'importanza dell'iniziativa "nel particolare momento storico che stiamo vivendo, quando è assolutamente necessario costruire ponti culturali tra Stati Uniti e Messico".
    La mostra e' la più completa negli Usa in un decennio e, come per Bowie, raccoglie il testimone dalla retrospettiva organizzata sulla Kahlo al Victoria and Albert Museum di Londra dove per la prima volta gli oggetti della Casa Azzurra avevano viaggiato fuori dal Messico.

Enit Italia a Palermo Borbone e archeologia

 © ANSA


PALERMO - Poco più di due secoli fa Palermo visse un anno da Capitale del Regno: oggi quella storia viene raccontata da una mostra nel segno dei Borbone. Una storia che inizia nel 1734, quando Carlo di Borbone muove alla conquista del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia sottraendoli alla dominazione austriaca; e si conclude nel 1860, con lo sbarco dei Mille a Marsala e il governo dittatoriale di Giuseppe Garibaldi che portò la Sicilia all'annessione al neonato Regno d'Italia.
    Un passo indietro: dopo il Congresso di Vienna, Ferdinando IV (che dopo l'unificazione avrebbe assunto il nome di Ferdinando I) aveva riunito in un unico Stato il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, grazie alla Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie dell'8 dicembre 1816. La capitale fu inizialmente Palermo, sede secolare del Parlamento Siciliano, ma già l'anno successivo (1817) viene spostata a Napoli.
    Il lascito dei Borbone si trova in ordinamenti e leggi a salvaguardia del patrimonio culturale, e in reperti archeologici che giunsero a Palermo su indicazione della casa regnante. Oggi, a distanza di poco più di duecento anni, e a chiusura dell'anno passato da Capitale italiana della cultura, l'assessorato regionale ai Beni culturali e il dipartimento dei Beni culturali presentano la mostra "Palermo capitale del Regno. I Borbone e l'archeologia a Palermo, Napoli e Pompei", organizzata dal Museo archeologico Salinas - che la ospita dal 2 dicembre al 31 marzo - in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Parco Archeologico di Pompei e CoopCulture. La curatela è del direttore del Salinas, Francesca Spatafora.
    La mostra apre al pubblico domani, a ingresso gratuito visto che si tratta della prima domenica del mese. La mostra occupa tre saloni al primo piano del museo archeologico e racchiude una vasta selezione di opere e reperti donati all'allora Museo di Palermo dai sovrani Borbone Francesco I e Ferdinando II oltre a diverse opere provenienti da scavi finanziati dai reali a Pompei, Ercolano e Torre del Greco, prestate dal Museo archeologico nazionale di Napoli e dai Parchi archeologici di Pompei ed Ercolano. (ANSA).

La “VIA VITIS” di Sergio Bertinotti presentata al Sacro Monte Calvario di Domodossola

Presentata il 1° dicembre, alle ore 17, nella Sala Convegni del Monte Calvario di Domodossola la singolare idea per un “percorso” dedicato alla vite e al vino, lungo il quale si dislocherà un ciclo di opere di Sergio Bertinotti, all’interno di cantine e torchi  in diverse località ossolane. Per l’occasione sono stati esposti i bozzetti preparatori della “Via Vitis” dipinti dal pittore di Mergozzo, che ha già terminato anche le opere definitive (ma queste saranno oggetto di una successiva mostra). 
Tutto è iniziato durante un pranzo tra noi amici, con buoni cibi e vini locali. A IMG_E8245[1]un certo punto, Pier Franco Midali iniziò a parlare del ritorno alla coltivazione della vite ossolana in questi ultimi anni, che in parte era stata abbandonata dopo la guerra. Sosteneva che tornare a produrre un vino di qualità in un contesto territoriale di turismo può rappresentare la nuova frontiera, alla quale dedicarsi per contribuire a rilanciare l’immagine dell’Ossola, che rivendica un passato di autentica operosità contadina, oggi purtroppo in via d’estinzione.
Io, rivolgendomi al pittore Sergio Bertinotti di Mergozzo, che per l’occasione era della compagnia, e di cui già conoscevo i successi artistici precedenti, legati alla “Via Crucis”, alla “Via Lucis” e alla “Via della Fede”, precedute dalle “Storie di S. Francesco” sulla via della povertà, gli dissi: "Ecco Sergio cosa potresti dipingere: una “Via Vitis.
rzpc679721.jpgQuella che pareva una boutade, fu invece presa a cuore da Midali che all’istante propose un’idea per realizzare un’iniziativa con questo titolo che ci entusiasmò e che ora sta portando avanti nel concreto. I dipinti della “Via Vitis” sono già terminati, poiché Bertinotti, si è subito lasciato da lui coinvolgere, preparando prima una serie dei 14 bozzetti delle “stazioni”, poi i quadri definitivi. Naturalmente, per realizzare e completare in futuro l’intero “percorso” culturale-turistico e per collocare le opere in luoghi prestabiliti come torchi e cantine, occorre prima di tutto trovare i finanziamenti necessari.
A Pier Franco Midali, vicesindaco di Borgomezzavalle, ideatore dello Specchio di Viganella – ormai noto in mezzo mondo (e perfino imitato) – che riflette in piazza il sole nel periodo invernale, altrimenti assente per alcuni mesi, abbiamo proposto alcune domande in merito.
Innanzitutto, Pier Franco, perché ti stai buttando con tanto entusiasmo in questa nuova avventura, nata da dall’idea di una “Via Vitis”?
"L’Ossola deve buona parte del suo fascino alle rive terrazzate su cui i vigneti, da secoli, fanno bella mostra di sé. Scaturisce da questa semplice constatazione territoriale l’idea di far nascere la “Via Vitis”, cioè un itinerario enologico che si districa tra le più belle e importanti località ossolane, sede della coltivazione della vite. Attività quest’ultima che ha lasciato segni indelebili della passione e della laboriosità dei suoi abitanti sia nei vigneti, sia nelle cantine".
Come è stato poi sviluppato il progetto?
"Un “itinerario” per essere riconoscibile deve avere qualcosa che accomuna tutte leIMG_E8241[1] località interessate dal “percorso”. Si è così pensato di accostare l’arte alla produzione del vino e di lasciare in ogni paese ossolano, meta dell’itinerario turistico, un simbolo in grado di testimoniare sia la presenza delle antiche attività legate alla produzione del vino, sia un sigillo attraverso il quale aiutare il turista a districarsi tra i singoli luoghi in cui saranno dislocate le 14 tappe o “stazioni”. Conoscendo la bravura e l’attitudine di Sergio Bertinotti, apprezzato pittore ossolano di Mergozzo, nel dipingere importanti serie pittoriche riguardanti “itinerari religiosi e culturali” – si ricordano la “Via Crucis”, la “Via Lucis”, la “Via di San Francesco”, la “Via della fede” – abbiamo chiesto il suo contributo per ottenere i dipinti in grado di accostare l’arte all’enologia e rappresentare degnamente la nostra “Via Vitis”, ossia l’itinerario ossolano che si districhi tra le strade  del vino".
Qual è l’utilità per la comunità ossolana che vedi in questo “itinerario”?
IMG_E8244[1]"Le nostre valli dispongono, grazie alla bravura del CAI, alla sensibilità delle amministrazioni comunali e alla disponibilità di molti volontari una rete sentieristica ben riconoscibile e attrezzata. Però, un “itinerario enologico” che permetta al turista di “viaggiare” lungo le strade ossolane del vino, tra vigneti, cantine, torchi e riferimenti artistici inerenti a questa attività, ancora manca. Ecco dunque l’idea di avvicinare le località vinicole ossolane mediante un percorso turistico, in grado di avvalorare la secolare attività di produzione del vino, come avveniva nel nostro territorio. Se adeguatamente segnalato e promosso, potrebbe rappresentare un’ulteriore spinta verso la promozione e la commercializzazione del vino, della grappa e dei prodotti enogastronomici locali".
Appare, però, impossibile riuscire a realizzare una simile iniziativa solo come “Associazione culturale Giovan Pietro Vanni, “Associazione Produttori Agricoltori Ossolani” e il blog “PQlaScintilla: vi siete già rivolti a qualcuno per ottenere i finanziamenti necessari o a chi intendete rivolgervi?
"Effettivamente il problema economico è quello che potrebbe rallentare o addirittura affossare l’idea. Del resto le quattordici tele della “Via Vitis” che avvicinano arte ed enologia e che sarebbero lasciate in altrettante località ossolane quale “marchio” delIMG_E8246[1] percorso, hanno un costo. Così come un costo hanno sia le brochures illustrative da porre in mano al turista, sia il volume che si intende realizzare a testimonianza del percorso turistico-artistico-enologico. Un primo “accostamento” lo abbiamo intrapreso con la “Fondazione Comunitaria del VCO”, ma l’Ente non può finanziare l’idea senza l’ausilio dei Comuni interessati dal percorso. Ecco perché il primo dicembre, nella straordinaria cornice del Sacro Monte Calvario di Domodossola, sarà illustrata un’idea di progetto e contemporaneamente avanzata specifica richiesta di collaborazione a tutti i Comuni interessati e attraversati dal percorso. Altri partner di sostegno potrebbero essere Enti e Associazioni locali, il Club Alpino e le Aziende Vinicole Ossolane, ma anche privati".
Nella serata al Calvario cosa proporrete esattamente?
"Il primo dicembre illustreremo una proposta con l’ipotetico percorso che si districa tra le varie località ossolane a destinazione vinicola, e presenteremo i bozzetti delle opere d’arte dipinte da Sergio Bertinotti. I quadri, che sono ovviamente tutti incentrati sulla vite e sul vino, raffigurano specifici episodi tratti dalla Bibbia o dalla mitologia, in cui la vite e il vino hanno importanza rilevante nella scena descritta. Illustreremo anche i possibili costi del progetto, la cronologia di realizzazione e avanzeremo le richieste di collaborazione agli enti interessati. L’incontro è aperto a tutti, anche al pubblico, naturalmente".
Esporrete solo i bozzetti preparatori o predisporrete anche una mostra dei quadri nella realizzazione definitiva?  
 GFLS6728[1]"Esporremo, quale mostra illustrativa in grado di far comprendere il valore artistico annesso al percorso turistico solo i bozzetti e non le opere d’arte conclusive che dovrebbero essere lasciate, qualora il progetto andasse in porto, nelle singole località ossolane interessate dal percorso. Quasi certamente saranno esposti anche uno o due quadri della versione finale, per appagare la curiosità degli intervenuti e dare l’idea del valore artistico della “Via Vitis” che si va a proporre. L’intero ciclo delle opere, sebbene già portato a termine, sarà però oggetto di una mostra successiva a breve".
Pensi che i sindaci, le associazioni ossolane, le persone interessate possano aderire all’invito e intervenire?
"L’augurio è quello di trovare un’adesione generale, compatibile con le risorse a disposizione dei singoli enti e associazioni, che ci permetta di cantierare l’opera e di convincere la Fondazione Comunitaria a garantire la collaborazione. La nostra “via vitis”, con le caratteristiche che gli abbiamo dato, è unica al mondo. Pertanto, sono convinto che un “percorso ossolano” legato alla vite e al vino sia un volano in grado di attrarre turisti e di conseguenza “sbilanciare” gli enti verso la sua realizzazione. Staremo a vedere…".
Se non dovesse andare in porto?
"Se il progetto non troverà le adeguate collaborazioni e le corrispondenti risorse rimarrà sulla carta… A noi resterà la soddisfazione di aver proposto un “itinerario” turistico lungo le vie del vino ossolano che l’Ossola merita di avere… Alle opere d’arte cercheremo di dare, comunque vadano le cose, la dovuta importanza e la doverosa promozione. Magari proponendola in altri contesti territoriali che si dimostreranno sensibili al nostro invito".
Bene, auguriamo agli organizzatori di trovare una soluzione locale a questa iniziativa di Pier Franco Midali, che sicuramente darebbe lustro al territorio e attirerebbe visitatori da fuori, assai necessari alla nostra zona in questi tempi di crisi.
IMG_E8242[1]Poiché ho già avuto, in più occasioni, l’opportunità di ammirare questa nuova ricerca, “Via Vitis”, di Sergio Bertinotti, voglio esprimere un mio pensiero sulla stessa. Ho notato che i soggetti dei singoli quadri che formano questo ciclo, hanno un loro percorso, studiato appositamente dall’artista con Midali, e mediato dalla sapienza religiosa e dalla saggezza popolare. La vite, infatti, affonda le proprie radici negli albori della storia, nelle leggende e nei miti e il vino accompagna tutto il percorso delle origini della cultura, dalla mitologia babilonese, al mito di Noè e a quelli egizi, al culto di Dioniso-Bacco, fino all’aspetto sacrale nel cristianesimo e a quello laico nel simposio romano, perdurando ancora oggi, oltre che come bevanda, come elemento aggregante, come aspetto rituale delle nostre tradizioni, come simbolo con il quale si celebrano occasioni speciali, si rinnovano amicizie, si sancisce l’esito di un buon affare. È da questo contesto che gli autori si sono ispirati per stabilire le 14 “stazioni” della “Via Vitis”.
Dopo aver dipinto alcuni cicli importanti della sua pittura – dalle Storie di S. Francescobertinotti-via-c.jpgsulla via di Assisi alla Via Crucis, dalla Via Lucis alla Via della Fede” – Sergio Bertinotti intraprende ora un racconto sulla vite e sul vino. Ha dipinto, quindi, un percorso, altrettanto profondo quanto i precedenti, restando ancora su una “via” occhieggiante sempre alla sorgente del divino e del sacro, ma lasciando ampio spazio alla “natura” e alla riflessione. Nel suo insieme quest’opera, realizzata dal pittore di Mergozzo con la propria cifra stilistica e cromatica, è originale (non risulta, infatti, che in qualche parte del mondo siano mai state create, da un solo autore, opere simili in un’unica sequenza pittorica, denominata “Via Vitis”).
Con una pennellata vibrante e pulita dai colori lucenti, l’artista, per restare in sintonia con i cicli precedenti, ha dipinto queste tele con le stesse misure e nel medesimo taglio classico, seppure contemporaneo nelle selezioni iconografiche. Perdurano anche qui alcuni suoi elementi simbolici, come certe strutture architettoniche a incastri di forme geometriche; l’utilizzo di figure sobrie, agili, a campiture piatte, senza le fattezze del viso; o come lo splendore del sole-luna, che, però, l’artista non inserisce più in un cielo nero, ma in una modulazione violacea più intonata al nuovo contesto.
Bertinotti, unisce alle sue immagini tipiche, capaci di raffigurare episodi, in un racchiusoIMG_E8243[1] “corollario”, con immagini a volte affidate all’esigenza dello spirito, in altre occasioni a gesti di stupore, ad arcani eventi di speranza o a frammenti di momenti della vita e dei suoi frutti. In 14 “tappe” (con un prologo e un epilogo nella versione conclusiva), le opere di Bertinotti sono dedicate al rito antico di una bevanda, il vino, che da sempre l’uomo ha curato e lavorato con passione e ha bevuto con grande ritegno. L’insieme delle “stazioni”, di questo ciclo pittorico e la loro cronologia sono già state definite fin dai bozzetti preparatori, ma acquistano ancora maggior valore artistico nei quadri definitivi, di cui si pubblicano in appendice i titoli dei soggetti rappresentati in ogni quadro e i luoghi dove eventualmente dovrebbero essere collocate.
Tratto da https://pqlascintilla.wordpress.com/2018/10/24/la-via-vitis-di-sergio-bertinotti-intervista-a-pier-franco-midali/ di Giuseppe Possa