Milano Fashion&Jewels 2025: più di 600 brand da oltre 35 paesi. Un universo di stile, visione e nuove opportunità per il retail


L’edizione di settembre di Milano Fashion&Jewels, da sempre punto di incontro per creatività e business, si annuncia ricca di novità e molto internazionale.

Oltre 600 brand da tutto il mondo presenteranno infatti collezioni e concept pensati per ispirare e guidare il retail contemporaneo, tra esigenze del breve termine e pianificazione per le prossime stagioni.

 

Dai design più audace alle interpretazioni più classiche, dall’accessorio moda all’abbigliamento, passando per il bijou e il lifestyle, l’offerta è ampia e perfettamente calibrata per chi desidera arricchire il proprio punto vendita con proposte nuove, originali e distintive. Un hub creativo che suggerisce e anticipa le tendenze che definiranno la prossima stagione, con un’attenzione particolare all'innovazione e alla sostenibilità.

 

Tra le peculiarità dell’offerta  Made in Italy della manifestazione, ci sarà la collettiva ILOVEMODAINITALY curata da CNA Federmoda ed uno spazio, realizzato con il supporto della Regione Siciliana, che ospiterà 27 eccellenze siciliane, espressione di artigianalità evoluta, design locale e alta qualità.

 

E tra la componente straniera (il 50% dei brand presenti) tante le proposte dall’Europa, con focus particolare da Grecia, Spagna, Francia, Germania e poi Turchia, insieme a paesi extraeuropei come India, Cina, Brasile, Nepal, Bangladesh, Corea del Sud, Stati Uniti, Uzbekistan, Pakistan e molti altri, per dare vita ad  un mosaico creativo globale: tante ispirazioni per il retailer che vuole differenziarsi e offrire ai propri clienti una proposta davvero internazionale.

 

E ancora due aree speciali:

 

THEONEMILANO: il meglio del ready-to-wear internazionale, tra ricerca stilistica, qualità e forte identità fashion.

 

READY TO SHOW: l’area dedicata al private label con collezioni di abbigliamento e accessori moda pronte per essere personalizzate. Un’opportunità concreta per retailer, produttori e buyer che cercano flessibilità e unicità.

 

E poi anche un focus sulla sostenibilità, leva strategica per il retail del futuro, con l’area  “Exploring Sustainable Fashion”, curata da SFASHION-NET. In questo spazio proposte di slow fashion, attente all’etica produttiva e alla durabilità del prodotto: un’offerta perfetta per chi vuole rinnovare il proprio assortimento con collezioni responsabili, capaci di raccontare storie e valori concreti ai consumatori.

 

Milano Fashion&Jewels si conferma cosi come evento dinamico e in continua evoluzione, dove si incontrano visione, artigianalità e concretezza. Una tappa imprescindibile per vuole anticipare le richieste del mercato, rinnovare l’offerta, scoprire nuovi brand, per costruire una proposta che sappia davvero sorprendere.

 

Un’unica destinazione. Infinite ispirazioni.

Fonte: https://www.milanofashionjewels.com/

(segnalazione web a cura di albana Ruci)

Dal 23 al 29 settembre 2025 torna la MFW con l'edizione dedicata alla Primavera-Estate 2026. Tra pesi massimi e nomi storici, occhi puntati sui debutti da Gucci, Versace, Bottega Veneta e Jil Sander

Conto alla rovescia. Si sta per alzare il sipario su un inedito capitolo nella storia della moda. Dopo New York, Londra e Parigi, infatti, è stato svelato il calendario della Milano Fashion Week settembre 2025.

In seguito agli annunci sorprendenti e alle nomine inaspettate che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, dunque, le passerelle della MFW regaleranno un assaggio del nuovo volto del fashion system. La Milano Fashion Week di settembre 2025, insomma, si rivela tanto ancorata alla tradizione quanto sospesa verso l’ignoto, tra pesi massimi dell’industria e rinnovate direzioni creative.
Le date e i nomi più attesi

Come annunciato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, la prossima Milano Fashion Week si svolgerà dal 23 al 29 settembre 2025. La kermesse, dedicata alle collezioni Primavera-Estate 2026, sarà inaugurata dallo show di Diesel, mentre spetterà a Giorgio Armani chiuderla. Nel mezzo, non mancheranno i nomi simbolo della MFW. Da Fendi, reduce dal successo dell’ultimo défilé-anniversario, a Prada; da Dolce&Gabbana a Ferragamo, fino a Max Mara e Tod’s.
(Tratto da Io Donna)
Segnalazione web a cura di Albana Ruci

Il teatro più piccolo del mondo si trova in Italia e devi visitarlo


Il nostro Paese è famoso non solo per le splendide località di mare, i meravigliosi luoghi di montagna, i laghi che ci invidiano ovunque e le città d’arte che ogni anno attraggono milioni di turisti; il nostro paese è famoso anche per una grande passione, quella dell’arte teatrale. Sono numerosi i palcoscenici sparsi per lo stivale che attraggono non solo spettatori nelle serate di rappresentazione, ma visitatori che vogliono entrare in queste strutture durante i momenti di non attività per poterne ammirare la loro bellezza. E tra questi c’è anche una specifica struttura denominata proprio all’italiana che ha influenzato la loro costruzione in tutta Europa, ma anche in America e in Asia. Molti sono belli, anzi meravigliosi, basti pensare al Teatro Colón di Buenos Aires o il Teatro Real di Madrid, ma il teatro più piccolo del mondo si trova in Italia, è un piccolo gioiello e devi visitarlo.

Il teatro più piccolo del mondo è in Italia
Per teatro all’italiana si intende una particolare struttura, nata tra il XVIII e il XIX secolo, formata da una sala a forma di ferro di cavallo, palchi disposti su più ordini che un tempo separavano il pubblico in base alla classe sociale (quelli più prestigiosi al livello del palco reale e quelli più in alto occupati dal popolo) e un palcoscenico profondo. Una forma che in seguito è stata copiata oppure ha influenzato i teatri europei e nel mondo. Per avere un’idea di cosa si intenda per teatro all’italiana, basti pensare alla Scala di Milano, forse il più prestigioso, ma anche La Fenice a Venezia, il Petruzzelli di Bari e il San Carlo di Napoli.

Ebbene, in mezzo a queste opere architettoniche mastodontiche, esiste anche il teatro all’italiana più piccolo del mondo e non poteva che trovarsi in Italia. Stiamo parlando del Teatro della Concordia nel borgo medievale di Monte Castello di Vibio, tra le colline umbre, in provincia di Perugia, che a dispetto delle sue dimensioni ha un’acustica pressoché perfetta.

Costruito nel 1808 per volere di nove famiglie nobili, occupa una superficie di 200 metri quadri, di cui 68 sono per la sala, 50 per il palco e 29 per l’atrio. La sua capienza è di 99 posti, suddivisi in 62 nei due ordini di palchi e 37 in platea. La struttura è interamente in legno e rappresenta un tipico teatro all’italiana in miniatura. Se lo visiterai nei rimarrai incantato. Il nome Concordia fu scelto perché si intendeva richiamare un luogo di unità e pace, soprattutto in riferimento alla Francia napoleonica.

A Monte Castello di Vibio non devi visitare solamente il teatro più piccolo del mondo
Ogni anno il Concordia, il teatro più piccolo al mondo se si ragiona su quelli con struttura all’italiana, richiama migliaia di visitatori e non solo dall’Italia, ma da tutto il mondo. Ma Monte Castello di Vibio è un borgo che merita di essere visitato nella sua interezza perché è davvero un piccolo gioiello. Qui potrai addentrarti nelle sue strette stradine lastricate di pietra (così come le case) e ti sembrerà di vivere davvero in un’altra epoca. Passeggiando in queste viuzze potrai scoprire anche la Torre Campanaria, la Torre Porta di Maggio, ma anche la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo e la chiesa di Santa Illuminata.

Monte Castello di Vibio è una struttura fortificata, come si era soliti costruire i paesini in quei secoli. Ma tutto intorno è circondato da colline che regalano un senso di serenità Una volta terminata la passeggiata ti suggeriamo di soffermarti sulla terrazza di piazza Vittorio Emanuele II e goderti lo splendido paesaggio della vallata.
msn.com

Rimini, l’estate nera degli hotel: costretti ad abbassare i prezzi per riempire le camere

Un luglio nero. Con presenze in calo e camere vendute a prezzi decisamente più bassi. In attesa dei dati Istat su arrivi e pernottamenti, a scattare una prima ’fotografia’ di come è andato il mese scorso è il sondaggio condotto da Conflavoro e dall’associazone ’Riviera sicura’. E “i risultati, purtroppo, sono quelli che temevamo. A luglio è andata male – spiega il presidente di ’Riviera sicura’ Salomone – e tra gli operatori c’è un po’ di preoccupazione anche per questo mese”.

Il sondaggio si è concluso l’altro ieri. Il campione “è assolutamente rappresentativo, dal momento che hanno risposto i titolari di 307 hotel di Rimini, da Torre Pedrera a Miramare”. Praticamente quasi un terzo delle strutture alberghiere presenti in città. Alla prima domanda, in cui si chiedeva la percentuale di occupazione delle camere nel mese di luglio, il 3,9% degli intervistati ha risposto “inferiore al 50%”, mentre per il 16,3% è stata “tra il 51% e il 60%”, per quasi un albergatore su 5 (il 19,9%) “tra il 61% e il 70%”.

Circa un terzo degli intervistati (30,9%) spiega di aver avuto una percentuale di occupazione “tra il 71% e l’80%”, secondo il 18,2% è stata “tra l’81% e il 90%” e per il 10,7% “oltre il 90%”. Rispetto al 2024 quest’anno a luglio le presenze sono state “minori” per il 53,4% degli intervistati, “molto minori” secondo l’8,8%, mentre il 27,7% dichiara di aver avuto percentuali “simili” a quelle del 2024. Soltanto il 10,1% sostiene di aver registrato un’occupazione “maggiore” o “molto maggiore” in confronto a un anno fa.

Le presenze sono calate, così “come i prezzi”. Il 43,3% degli intervistati spiega di aver venduto a luglio le camere “a tariffe minori” del 2024, il 15% “a tariffe molto minori”. Più della metà degli albergatori (oltre il 58%) ha dovuto abbassare i prezzi rispetto a un anno fa. Solo il 27,4% dice di aver venduto “a prezzi simili” al 2024, mentre il 12,7% ha spuntato “tariffe maggiori” di un anno fa. Solo 5 albergatori rivelano di aver venduto le camere “a prezzi molto più alti”.

Prezzi più bassi per poter andare incontro a una clientela con bassa capacità di spesa. Secondo il 57,7% degli intervistati i turisti accolti in hotel “erano clienti basso-spendenti”. Solo un terzo (34,9%) dichiara che il budget dei turisti era “nella media”, appena il 2,6% dice di aver avuto clienti “alto-spendenti” (il resto degli intervistati non si è fatto un’idea precisa). E se giugno è stato un mese trainato dagli stranieri, a luglio il loro effetto – secondo il sondaggio – sarebbe stato più ridotto. Quasi il 62% dichiara che la percentuale di turisti stranieri è stata “inferiore al 20%”, per circa il 20% “tra 21% e il 40%”. Solo il 7,5% ha registrato in hotel “oltre il 60% di clienti stranieri”. Per il 51,5% degli intervistati la percentuale di turisti dall’estero “è stata simile” al luglio 2024, per il 27,4% “minore”, per gli altri “maggiore”.

Luglio in generale è stato “peggiore” (53,1%) o “molto peggiore” (13%) per gran parte degli albergatori, “simile” al 2024 per uno su 4 (25,4%) e “meglio” per pochi degli intervistati. E guardando a questo mese, il 33,6% prevede un agosto “medio”. Secondo il 24,4% sarà un agosto “scarso”, per 12% andrà “male”, solo per uno su 4 si annuncia “discreto” o “buono”. “Gli operatori sono in sofferenza – dice Corrado Della Vista di Conflavoro – Pochi turisti durante la settimana, gli albergatori sono costretti così ad abbassare i prezzi. Ci verve un cambio di rotta: meno burocrazia, promozione più efficace, strategie comuni e una regia pubblica condivisa”.
Fonte: Il resto del Carlino

Undici ore per un viaggio da Domodossola a Sanremo


 Ossola News

E' stato un sabato (il 2 agosto) di ordinaria disorganizzazione per chi viaggiava in treno. Lo racconta una persona che avrebbe dovuto raggiungere la Liguria da Domodossola. Un viaggio di 362 chilometri.

Per prima cosa prenota il treno che parte quasi alle 12 da Domodossola. Fermata e cambio a Milano dove alle 16 dovrebbe salire su un altro treno per raggiungere Sanremo.

Il suo viaggio è però durato 11 ore.........

‘’Sono arrivata in stazione  a Domodossola e scopro che il treno è stato soppresso, e come me lo scoprono gli altri viaggiatori increduli – racconta la viaggiatrice a Ossolanews - . Nessuno ci dice il perché della soppressione:  così restiamo abbandonati sul marciapiede della stazione. Figli di nessuno! Ci organizziamo e prendiamo il treno successivo che però ci fa scendere a Busto Arsizio dove , finalmente, ci dicono che la linea è interrotta per la caduta di una pianta’’.

‘’Abbiamo dovuto prendere un bus di linea, nonostante avessimo pagato il biglietto Domodossola-Milano – racconta ancora - . Molti dei miei compagni  di viaggio avevano già perso la coincidenza a Milano, purtroppo! Io sono stata fortunata, ho trovato ancora il treno per Sanremo sul binario 17 della stazione Centrale’’.

Odissea finità? Macché, troppo facile!

‘’Salita sul treno l’annuncio che l’Intercity non partirà per un guasto – dice - . Siamo rimasti in stazione Centrale oltre 2 ore prima che il treno si muovesse’’.

L’Intercity  (treno veloce!!!!!) è partito esattamente con 147 minuti di ritardo dalla Centrale ed ha raggiunto Sanremo poco prima di  mezzanotte. Undici ore per fare Domodossola-Sanremo. Anno 2025……..